Gianni Schicchi di Giacomo Puccini

mercoledì 23 luglio 2025, ore 21.00

Sant'Agata Feltria, Teatro Mariani
ingresso gratuito

Gianni Schicchi di Giacomo Puccini
pianista e concertatore Sara Chiesa • regia Robert Breault • scene Kate Field • costumi Audrey Hamilton • luci David Navalinsky
Personaggi e Interpreti
Gianni Schicchi Akshay Ghia, Patrick McNally • Lauretta Madeline Berman, Sasha Roman • Zita Calysta Jacobs, Sophia Luper • Rinuccio Alexander Kondratov, James Pendergast • Gherardo Matthew Jordan, Cole Moore • Nella Siying Chen, Lydia Jin • Gherardino Clara Abrahams • Betto di Signa William Scarrow • Simone Miguel Angelo Samson • Marco Collin DeMatteo, Edison Peng • La Ciesca Karolina Iwanska-Pasnicka, Lidia Permiakova • Maestro Spinelloccio Calysta Jacobs, Sophia Luper • Ser Amantio Di Nicolao Isabela Farrell, Emily Hamm • Pinellino Seoryung Stella Kim • Guccio Connor Rosenberger



"Gianni Schicchi" di Giacomo Puccini è un'opera comica in un unico atto, parte del "Trittico" (insieme a "Il Tabarro" e "Suor Angelica"). È basata su un episodio narrato nella Divina Commedia di Dante Alighieri (Inferno, Canto XXX, versi 32-33). L'opera è un brillante esempio di commedia musicale, ricca di umorismo, cinismo e un tocco di satira sociale.
La vicenda si svolge a Firenze nel 1299. La scena si apre nella camera da letto di Buoso Donati, un ricco fiorentino appena morto. I suoi avidi parenti sono riuniti intorno al letto, fingendo dolore ma in realtà ansiosi di conoscere il contenuto del testamento.
Quando il testamento viene letto, la loro delusione è enorme: Buoso ha lasciato tutti i suoi beni a un monastero. I parenti sono furiosi e disperati. Rinuccio, un giovane parente innamorato di Lauretta, la figlia di Gianni Schicchi, suggerisce di rivolgersi proprio a Schicchi, noto per la sua astuzia e il suo ingegno.
All'inizio, Schicchi viene accolto con disprezzo dai nobili parenti, che lo considerano un nuovo ricco volgare. Tuttavia, quando Lauretta intona la celebre aria "O mio babbino caro", supplicando il padre di aiutarli affinché lei possa sposare Rinuccio, Schicchi si commuove e accetta di trovare una soluzione.
Schicchi ha un'idea geniale e audace: poiché la morte di Buoso non è ancora di dominio pubblico, e nessuno al di fuori della famiglia lo sa, deciderà di impersonare il defunto. Chiede che il corpo di Buoso venga rimosso, che la camera venga messa in ordine e che lui stesso si infili sotto le coperte del letto, parlando con voce flebile e nasale per simulare il moribondo.
Quando arriva il notaio per redigere un nuovo testamento, Schicchi, sotto le sembianze di Buoso, detta le sue ultime volontà. I parenti, ansiosi e curiosi, si avvicinano per sentire. Schicchi assegna alcune piccole proprietà a vari parenti, accontentandoli parzialmente. Tuttavia, quando arriva il momento di disporre dei beni più preziosi – la mula, la casa di Firenze e i mulini di Signa – con grande sorpresa e rabbia dei parenti, Schicchi li lega tutti a sé stesso, ovvero al "suo" impersonato Buoso Donati.
L'opera si conclude con Schicchi che, dopo aver cacciato i parenti furibondi e derubati, si rivolge al pubblico giustificando il suo gesto. Sottolinea che, nonostante il suo imbroglio, ha permesso a due innamorati di unirsi e che, in fondo, l'avarizia dei parenti era ben peggiore della sua astuzia. L'opera si chiude con un inno alla gioia e all'amore, e con l'invito a perdonare Schicchi per il suo "bello scherzo".